30 giugno 2006

ASPETTANDO CATTAI...

BY LAJULES



Mi chiamo Lajules, sono nata e cresciuta a Venezia, ma vivo da due anni a Washington D.C. (e ne approfitto per scusarmi degli apostrofi usati al posto degli accenti; le tastiere americane non mi offrono altra scelta).
Da buona italiana, ho trascorso almeno 18 mesi a lamentarmi del cibo americano. Cotto e stracotto, fritto e strafritto, coperto di salse misteriose, composto da strati impossibili di pesce, carne e formaggio insieme, e alla fine destinato al bambino di 11 anni che abbiamo dentro: il cibo americano e’ stato per me una costante, spiacevole sorpresa.
Di nuovo da buona italiana, in questi due anni mi sono affannata a ritrovare ingredienti semplici e tecniche tradizionali da importare nel mio cucinino 2x3. Ho richiesto a tutti i miei ospiti italiani abbondanti scorte di Aperol, parmigiano, lasagne all’uovo, pizzoccheri e formaggi. Ho importato pentolini e bilance. Si fa quel che si puo’.
Poi mi sono anche data da fare per trovare qualche sacca di resitenza qui in America, e ho trovato i granchi del Maryland e la cucina cajun, il mint julep e la pumpkin pie. Cambiare idea puo’ essere davvero meraviglioso.

In questo blog, cerchero’ di parlare di cibo e di cosa vuol dire essere trapiantate in terra lontana. Ma col vostro aiuto spero anche di parlare di tutte quelle idee cotte e stracotte, fitte e strafritte, coperte da salse misteriose, composte da strati impossibili di pesce, carne e formaggio insieme, e infine destinate al bambino di 11 anni che abbiamo dentro. Gli anni passati in Italia e la mia breve ma intensa esperienza americana, mi hanno fatto capire che troppe volte ci siamo trovati seduti a tavola a contemplare un piatto che non ci saremmo mai sognati di ordinare. Per me i piatti piu’ amari sono stati quelli che volevano dirmi come si deve comportare una ragazza, come deve pensare una studentessa, e a cosa puo’ ambire una neolaureata. Ho assaggiato quei piatti, ma statene certa: ho sputato tutto nel tovagliolo.

THE DEAD CHEF e’ stanco di sentirsi come deve pensare, e che cosa non puo’ fare con la sua vita. Riprendiamoci insieme gli ingredienti che ci fanno bene. Buttiamo via il conformismo, il sarcasmo, la cattiveria vigliacca e l’arte di arrangiarsi. Diamo valore all’assurdo, all’amore, all’ironia e al coraggio. Raccontiamoci storie, facciamo progetti, partiamo per un viaggio insieme, Insomma, scambiamoci ricette per essere felici.

Lo chef e’ morto. Evviva lo chef!

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Grande!!! Vediamo di archiviare per sempre gli hamburger rinsecchiti e le zucchine lesse! Auguri per il tuo blog. laJuana

Latinsad ha detto...

Ma mi sembri Pocoto di "Delitto al ristorante cinese"! :-)))
Comunque complimenti per il blog!
Lunga vita e prosperità

Anna ha detto...

ciao Lajules!
vediamo di far ingurgitare un pò di sana e buona cucina a tutti gli zozzoni americani e non...non solo in america si mangia da schifo.
A proposito ho fatto il pesto con il basilico del mio orto, soffri in silenzio è venuto buonissimo!

bezdomnyj ha detto...

... a parte che gli hamburger rinsechiti e le zucchine lesse possono essere maestri di vita, l'importante di ogni ricetta sono gli ingredienti di qualità e la capacità di non rovinarli.
Sapere come deve arrostire una ragazza, come deve sobbollire una studentessa e come deve friggere una neolaureata rimane comunque indispensabile per apprendere quelle regole e quella tecnica che consentono di infischiarsene delle regole e della tecnica con cognizione di causa, non solo per stupido ed ignorante scimmiottamento.
Solo dopo aver saputo disegnare fantasticamente, Picasso ha potuto burlare tutti vendendo le sue firme a prezzi straordinari.

Ora sei cresciuta ...... non vedo l'ora di assaggiare la tua nuova cucina !

Anonimo ha detto...

cara rizzo,
MI CONSENTA di fare l' avvocato del diavolo e di non unirmi al coro.
evviva il junkfood, evviva pizza hut. ( sfogo dettato da una condizione di spaghetti fressen forzato. ingozzarsi di schifezze significa risiedere all' estero. beato chi può)
un obeso mancato (AKA il pego)
p.s. un saluto a chi ha citato delitto al ristorante cinese

Tioz ha detto...

Un urlo nel silenzio in favore dei Bagels!
Cara Risso,
apriamo il ristorante nel village!
E dimostriamo a tutti quelli americani glassati di salsa agrodolce che mangiare non è un atto di sopravvivenza ma uno stile di vita.
Tiè
Seguirò con attenzione le prossime puntate.
Mi piglia più di Biutiful
Basi e strucchi

Anonimo ha detto...

good idea, you stole me the words from the mouth! since you're not a native american, i can do forgive your illogic statements about the us food (notice the wordgame, please), something i like and i love, altough i'm 320 kilos weight and i can't walk. But lajules, "mi consenta", you're right in what we've got to do, it's a long way ohm, as tibetians say. cheers!