08 gennaio 2007

LA BEFANA VIEN DI NOTTE...




…e non si sa bene che cosa debba portare. La bizzarra vecchietta ha infatti l’abitudine di cambiare genere e abbondanza di doni a seconda delle zone visitate e delle famiglie ospitanti. Priva di una precisa identità, si ritrova spesso a fare la parente povera di Babbo Natale, la vecchia zia che regala la bambola trovatella delle bancarelle o il giochino rimasto ad impolverare tutto l’anno nelle vetrine di una tabaccheria. In pochissime famiglie tradizionaliste ha il suo momento di gloria, portando un dono solenne in coincidenza dell’arrivo dei re Magi con le loro offerte: oro, incenso e mirra, come a dire due regali su tre di utilità sconosciuta e il terzo decisamente inelegante. In altri paesi non la aspettano affatto, si limitano ad accoglierla con un bicchiere di vino brulè e con una falò che potrebbe pure suonarle sinistro, sostenendo che la Befana arriva non soltanto dopo Babbo Natale e il Bambin Gesù, ma persino dopo San Nicolò, e che tra i tre c’è già una bella lotta, e che insomma non ci si metta pure lei che è arrivata per ultima chissà da dove. Quando ero bambina, comunque, a casa mia la Befana portava sempre i dolci, il che mi sembrava un ruolo piuttosto soddisfacente, che le conferiva uno status preciso e non interscambiabile con quello di Babbo Natale e altri similari giocattolai. E che dolci c’erano! La sua calza era qualcosa di spettacolare, perché conteneva prodotti vietatissimi dalla mamma in altri periodi dell’anno, tra i quali le caramelle spugnose bianche e rosa e le sigarette di cioccolato costituivano certamente gli elementi più trasgressivi. Per anni però non si era più fatta vedere, soffrendo per la ribellione di adolescenti che trovavano amabile infastidirsi in occasione di tutte le feste gioiose e comandate, per studentesse che scambiavano la loro casa per un trattamento mezza pensione e per familiari che facevano le vacanze irrimediabilmente separati. Da un paio di stagioni, la Befana ha ritrovato la strada di casa Annina, presentandosi alla mia porta con una calza di iuta formato cornucopia; col tempo, però, il suo gusto si è fatto più raffinato, ha sostituito le caramelle colorate con il cioccolato extra-fondente e le sigarette con un sigaro cubano al doppio strato di cacao ed arancia. Ma non ha dimenticato fino in fondo di essere una eccentrica vecchietta. L’eccentricità, quest’anno, si chiama polenta dolce e formaggio dolce, e vi assicuro che la loro vista mi ha fatto il preciso effetto della celebre madeleine del vecchio Proust. Questi due dolci, accompagnati dall’inquietante carbone dolce, non mancavano mai nella mia calza d’infanzia, e avevano lo stesso ruolo dello zampone di fine anno: non piacevano a nessuno, ma erano una tradizione obbligatoria, benché non si sapesse bene come mangiarli, dato che in sostanza si tratta di blocchi di zucchero granulosi e durissimi, dall’aroma imprecisato. Per la verità, pensavo che si fossero estinti o che fossero stati vietati da severissime norme europee. Interrogata al proposito, la mia Befana afferma di non sapersi spiegare questa scelta, che lei è inesperta perché proviene da un paese in cui il 6 gennaio si mangia la pinza (dolce veneto fatto con le uvette e la farina di polenta, N.d.R.) cantando “el pan, el vin” attorno ad un fuoco, e che di una bambina coi codini che fumava sigarette di cioccolato proprio non si ricorda.

6 commenti:

lajules ha detto...

Annina, il tuo post mi ha commosso! La mia famiglia non festeggia la Befana (come anche la Vigilia di Natale e Pasqua), ma comunque il tuo racconto di sigarette di cioccolato e carbone zuccherino hanno riportato alla memoria antichi avanzi di calzettoni altrui.

annucci ha detto...

La Befana mi piace ma quest'anno sono a dieta e la calza piena di cioccolata Kinder-Ferrero l'ho dovuta regalare a malincuore!
Personalmente ho sempre trovato emozionante appendere la calza, quasi più divertente del Natale stesso.

Comunque mi sono tenuta il paio di guanti che mi ha portato.

Annina ha detto...

Il mio scopo era proprio risvegliare in voi emozioni analoghe a quelle che ho vissuto io quando ho visto quelle due assurde zollette giganti. I dolci della Befana seguono il principio che se si è belli e sorprendenti, non è molto importante essere anche buoni. Una filosofia culinaria (e non) che normalmente non approvo, ma che in qualche caso può diventare persino commovente.
Ad Annucci voglio dire che la Befana non mi portava cioccolato Kinder, ma il Biancorì e Ciocorì. Ad entrambe faccio notare sulla destra della foto un vasetto di cioccolata da spalmare che dovreste conoscere bene. Se volete vi dico anche gli ingredienti.

papapolpo ha detto...

quando ero piccolo, mia mamma (ops! la befana) usava le calze di mio papà (ops! babbo natale...no non è vero erano di mio padre).
i dolci erano tantissimi e di tutti i tipi ma gli incarti assumevano un tipico odore di calzino usato misto a fresco bucato.
Ah la mia gioventù.... e che anticorpi mi sono fatto grazie a quelle calze!!!!

Annina ha detto...

Papapolpo ma che calze usava tuo padre? Nei calzini da uomo di solito non è che ci stia molta roba, e infatti le mie calze erano dei collant di naylon allungabili a piacere...Non male, no?

papapolpo ha detto...

mio padre pesa 110 kg quindi le calze sono di lunghezza normale ma larghissime!!!!!