23 agosto 2012

IN DIFESA DEGLI HIPSTER

DI LAJULES

Pensa e ripensa, caro lettore, e oggi sono finalmente arrivata a due conclusioni fondamentali: 1) non c'è niente di male negli hipsters, 2) le persone che si affannano tanto a condannarli e a deriderli dovrebbero farsi un esame di coscienza.

Non so se la parola hipster abbia un chiaro significato in italiano. Qui è un termine che descrive i ragazzi alternativi e colti con una predilezione per il vintage e l'ironia inoffensiva. Prediligono musica, cinema e arte lontanta dal mainstream. Sono sempre sinistroidi, femministi, adottano i loro animali domestici e, se non sono vegetariani e vegani, mangiano solo cibo locale da piccole fattorie e allevamenti. Concetto chiave: nessun hipster si definirebbe con questo termine.

Negli ultimi anni, sono spuntati come funghi siti che deridono questo gruppo. C'è chi li cataloga, chi li analizza, e chi li vuole morti. Chi odia gli hipsters afferma che questi docili alternativi sono vestiti come dei malati mentali, che possono godersi la loro musica alternativa solo perché sono mantenuti dai genitori, e che la loro moda trasandata è spesso costosissima.* Ma la vera ragione dell'odio, non troppo sbandierata, è che gli hipsters sembrano snobbare tutta la gente normale, o i "norms", come a volte si definiscono.

Molti anni fa, quando venni in contatto con i primi alternativi americani di questo genere, devo ammettere che provai anch'io dei sentimenti di fastidio. Mi sembrava infatti che gli hipsters fossero una cricca chiusissima ed esclusiva alla nausea. Poi, ho parlato con il mio saggio marito, che mi ha ricordato come anch'io, prima di trasferirmi in America, facessi parte di una comunità alternativa a Mestre, ascoltassi musica diversa, guardassi film d'essai, mi vestissi di roba usata, e mi sentissi veramente a mio agio solo con i miei amici con uno stile di vita simile. Fin da piccola, avevo rifiutato i dettami del conformismo paninaro e fighetto, nonché i precetti delle generazioni precedenti che mi volevano moglie e mamma in tailleur a 25 anni con casa immacolata e marito sazio spaparanzato sul divano a guardarsi le partite. I fighetti mi guardavano come se fossi sporca, e gli adulti pensavano che fossi una drogata. E io pensavo, "Cazzi vostri, io ho 18 anni, penso con la mia testa, e mi sento in cima al mondo!!!"

E allora ho riguardato gli hipsters e chi li odia, e ho notato tre cose.

1) Prima di tutto, i "norms" (o i "normali", come si definiscono quelli che dicono di odiare gli hipster e di volerli morti) si arrabbiano perchè si sentono esclusi e giudicati. Peccato però che OGNI TIPO DI DIVERTIMENTO sia pensato solo per loro. I norms hanno tutto il cinema di Hollywood, tutta la musica da classifica, tutto il cibo del supermercato e dei ristoranti famosi, tutte le vacanze organizzate per soddisfare i loro desideri. Volete essere invitati anche alle feste alternative? Allora cominciate ad andare a concerti di gruppi che non siano solo i Coldplay.

2) Gli hipsters, almeno quelli più odiati, sono giovani. Sono tutti intorno alla ventina. Chi li odia, è spesso sulla trentina. Questo mi fa pensare che l'odio nasca da quella triste invidia intergenerazionale. Gli "sbarbati" sono sempre più stupidi, sempre più privilegiati agli occhi dei grandi. Ho la fortuna di ricordarmi di aver subito questo tipo di giudizio da chi era più grande di me e mi diceva che prima o poi la pacchia sarebbe finita, che un giorno avrei dovuto fare i compromessi necessari per vivere in società. Non solo il minacciato compromesso storico non è mai arrivato, ma mi sono ripromessa che non avrei mai espresso questo giudizio invidioso sulle generazioni successive alla mia.

3) Si possono dire molte cose degli hipster, ma dov'è il problema? Sono educati, non violenti, non armati, e si battono per l'ecologia e i diritti delle minoranze. Se mio figlio crescesse così, lo considererei un successo meraviglioso.

Per concludere quindi questo verbosissimo post, mi sono messa il cuore in pace con gli hipsters. E non solo perché, come dice Notrip Forthecat, "so' ragazzi", ma anche perché le sottoculture sono importanti, e questa sottocultura ha dei valori che sono felice di vedere in molti ventenni. E se poi non mi invitano alle loro feste, va bene lo stesso. Ho una lista di romanzi russi di fantascienza da leggere e film vietnamiti da vedere chi mi terranno occupata per mesi.


*La prima ragione, devo ammetterla, ha un fondo di verità, le altre non sono provabili e, soprattutto, dubito che vengano mai da persone che lavorano in miniera.

3 commenti:

Annina ha detto...

LaJules, mi hai aperto un mondo!

Ho dovuto aprire Wikipedia per colmare la mia lacuna sui moderni Hipster,
Io ero ferma alla definizione anni quaranta, riporto qui una citazione che mi ha particolarmente toccato:

L'autore Frank Tirro, nel suo libro Jazz: a History (1977), definisce in questo modo gli hipster degli anni quaranta:
«Per l'hipster, Charlie Parker era il modello di riferimento. L'hipster è un uomo sotterraneo, è durante la seconda guerra mondiale ciò che il dadaismo è stato per la prima. È amorale, anarchico, gentile e civilizzato al punto da essere decadente. Si trova sempre dieci passi avanti rispetto agli altri grazie alla sua coscienza. Conosce l'ipocrisia della burocrazia e l'odio implicito nelle religioni, quindi che valori gli restano a parte attraversare l'esistenza evitando il dolore, controllando le emozioni e mostrandosi cool? Egli cerca qualcosa che trascenda tutte queste sciocchezze e la trova nel jazz.»

Annina ha detto...

Quanto al conformismo di cui anche gli hipster si macchierebbero, lo considero perdonabile se inteso come adesione ad un codice di abbigliamento, di gusti musicali ed estetici e di comportamento propri del gruppo al quale ci si sente più affini. Certo, mi si potrebbe obiettare che l'atto di conformarsi è particolarmente discutibile se si realizza in una comunità che si professa alternativa. Ma è una tendenza umana, specie nelle persone molto giovani, ed in una certa misura inconscia: dopotutto, a nessuno piace sentirsi lo zimbello del villaggio, e per le persone sensibili ci vogliono sino a vent'anni per smaltire il trauma delle scuole medie.

lajules ha detto...

Ha! Bello il commento sulle scuole medie. Sono d'accordo!
La critica sul falso anticonformismo e' una fuffa anche secondo me. E chi la fa poi, ascolta veramente musica che non conosce nessuno tranne loro? Ovviamente spesso condividiamo idee e gusti con i nostri amici, e ancora di piu' se siamo giovani universitari con un sacco di tempo trascorso insieme ad ascoltare musica, vedere film, condividere idee, etc.