27 dicembre 2012

LA SFIDA

DI LAJULES

Da quando mi sono trasferita negli States, la mia dieta è cambiata parecchio. Certo, mantengo per lo più gli orari e i dettami della cucina italiana, ma ho dovuto adattare il mio repertorio per sopperire alla mancanza di alcuni ingredienti fondamentali (introvabili o carissimi o di scarsa qualità) e ne ho aggiunti di nuovi tra quelli che ho trovato qui. Addio affettati e benvenuto avocado; addio sardine fresche e benvenute aringhe in salamoia; addio ricotta e benvenuto Manchego; addio pomodori e finocchi e benvenuti kale e butternut squash; addio bistecca ai ferri e benvenuta hanger steak; addio pizza surgelata e benvenute spanakopita surgelate! E infine benvenuti tofu, peanut butter, aneto, dragoncello, patate dolci, spaghetti squash, ecc.! La cosa che mi fa pensare è che mentre i gusti italiani sono ormai dati per scontati dal mio cervello, quelli adottati sono stati invece studiati e capiti. Quando assaggiamo un piatto nuovo, ci fermiamo per assaporarlo e alla fine possiamo descriverlo nei suoi tratti dolci, salati, amari, carnosi, grassi, ecc. Tempo fa, stavo mangiando la mia ennesima pasta col tonno e mi sono accorta che il mio cervello aveva messo il pilota automatico e che non sapevo neanche se era buona o meno... E qui inizia la storia.

Qualche settimana fa Franisia mi ha portato da H Mart, un supermercato specializzato in prodotti asiatici e latini. Da H Mart si trovano insalate di alghe pronte, ravioloni a tutti i gusti e di tutte le dimensioni, verdura e frutta introvabile sugli scaffali dei supermercati americani, tagli di carne spesso da scarto (zamponi, lingue di maiale, zampe di gallina, ecc.) e tanto buon pesce fresco importato direttamente da uno dei maggiori mercati di pesce di New York.

Avevo pochi minuti per completare una veloce spesa data l'irrequietezza di Mr. Pudding che ormai non vuole più stare nel carrello perché preferirebbe riarrangiare tutti gli scaffali del supermercato, ma ecco con cosa sono tornata a casa:

Dall'alto: Del pane in cassetta coreano (uguale a quello normale, ma la panetteria è la coreana MoMo), preparato per pancake coreani al te verde, broccoletti, cachi, 4 sacchetti di verdura identificati come choy sum, yu choi, mini bok choi, e poi chissà), dei mandaranci, un vassoio di seppie surgelate, scarti di salmone, soba e una torta coreana rivelatasi tristemente una pagnotta dolce farcita di panna montata. 
Visto che sono tornata a casa per pranzo, ho preparato subito degli zaru soba per un bel pranzetto come quelli che facevo a Tokyo durante la mia vacanza dei sogni, quindi un piatto di soba con sopra una manciata di nori a striscioline e accompagnati da una salsa tsuyu per intingerli (una foto qui). Per la sera, ho deciso di usare i pezzi utili dei miei scarti di salmone e di accompagnarli con verdure saltate e condite con olio di sesamo e da del riso bianco. Il salmone era grasso e croccante, le verdure amarognole ma anche dolci, il riso appiccicoso come dovuto. Un piatto elementare, sì, ma diverso da quello che avrei preparato con ingredienti americani... E se avessi avuto altre spezie e condimenti, di certo avrei osato di più.

Ecco alcuni dei pezzi di salmone nella confezione da $6!

Devo aggiungere poi che l'esperienza mi ha emozionato. Ho assaporato ogni boccone ed ero curiosissima di scoprire il gusto di quelle verdure mai viste prima. Ho cotto pezzi di salmone che normalmente non si trovano in vendita e sono finita con pezzi succulenti ma anche pezzettini croccanti date le loro diverse dimensioni. Insomma, pranzo e cena erano deliziosi e leggeri e mi hanno fatto venire un'idea. Tempo fa, avevo letto un esperimento di un economista americano che decise di fare la spesa per un mese in un supermercato asiatico. Il risultato finale fu un nuovo apprezzamento per la verdura fresca, che spesso costava molto meno che in un supermercato normale ed era più fresca, una dieta più sana e un portafoglio meno tassato. Quindi oggi propongo alle altre tre Cameriere dell'Apocalisse (Franisia, Annucci e Annina) una sfida per risvegliare ancora una volta le nostre papille gustative e andare alla scoperta di nuovi sapori e combinazioni. Mal che vada, dovremmo anche poter smaltire la zavorra di grasso accumulata durante le feste natalizie.


LE REGOLE
  • Per tutto il mese di Gennaio, faremo la spesa solo da H Mart o affini (o ristoranti etnici per Annucci e Annina).
  • Cucineremo solo con ingredienti nuovi o poco usati nella nostra esperienza italiana e americana: Niente olio di oliva, niente formaggi europei o americani, niente affettati o insaccati tradizionali, ecc.
  • Possiamo cucinare sia specialità straniere che piatti inventati da noi.
  • Dobbiamo postare i contenuti della nostra spesa ogni volta che torniamo dal supermercato.
  • Ogni settimana, dobbiamo riportare i risultati della nostra missione, accompagnati da foto.
  • A fine Gennaio, scriveremo un post commentando sull'esperienza e su cosa abbiamo imparato.

Fie, che dite? E voi lettori, avete suggerimenti?

7 commenti:

annucci ha detto...

Possiamo partecipare anche noi povere reiette rimaste in suolo italiano? I negozi etnici esistono pure qui.

annucci ha detto...

P.s. Voglio assaggiare la torta coreana

lajules ha detto...

Annucci, ho modificato il post per includere anche te e la Annina. Secondo me viene fuori uno sfizio.

La torta coreana era veramente inutile, ma quando torni qui te la faccio trovare! Ieri sono andata di nuovo e ho visto una briochina impacchettata che stavo per comprare, quando poi ho visto tra gli ingredienti il pollo e la maionese (non era un panino).

Annina ha detto...

Ragazze, lo confesso: questa ha tutta l'aria di una sfida superiore alle mie forze. Innanzitutto i negozi di cibo etnico sono dall'altra parte della città ed io sono senza auto. In secondo luogo, vivendo da sola faccio molta fatica a trovare stimoli per cucinare, mi manca l'entusiasmo e tendo a comprare una varietà limitata di cibi freschi perchè altrimenti vanno a male. Però farò del mio meglio, anche se già da ora non posso promettere di essere rigorosa come nell'esperimento dell'economista.
A proposito, come si chiama questo genere di inchieste sperimentali alla "Super Size Me", ha un nome? In Italia non è molto diffuso, anzi direi che è tipicamente americano.

Annina ha detto...

Credo che la prima cosa che farò sarà procurarmi un paio di ricettari etnici. Ne possiedo uno per ricette con il WOK, quelle cinesi non sono troppo elaborate, si tratta di acquistare giusto un paio di ingredienti come olio di sesamo e salsa d'ostriche, ma quelle di ispirazione sud-est asiatica... mamma mia!
Vi leggo gli ingredienti del Pollo Nonya (all'aspetto, qualcosa di molto simile al pollo al curry): scalogno rosso asiatico, steli di lemon grass (freschi, solo il bianco), aglio, galanga fresca, curcuma, sambal oelek (?), pasta di gamberetti, olio, cosce di pollo, latte di cocco, limetta, lime kaffir, concentrato di tamarindo... un investimento iniziale non indifferente, ma può darsi che i negozi etnici frequentati da immigrati mi riservino delle sorprese, anche a livello economico.

Annina ha detto...

E mentre LaJules è già alla cronaca della prima spesa, io sono ancora nella fase "Fattibilità del progetto e ricognizione delle risorse".
Ecco la cronaca dei miei fallimenti:
1) Il negozio di cibo asiatico presso la stazione di Mestre pare sia stato chiuso, a quanto mi dicono fonti attendibili, benché non abbia verificato di persona. Quanto agli scaffali di ingredienti etnici che si trovano nei supermercati, la varietà offerta è molto limitata: tanto per fare un esempio, accanto alla salsa di soia non c'è neppure la salsa d'ostriche.
2) Avevo parecchi volumetti di cucina etnica, andati perduti con il mio ultimo trasloco, che per un prezzo ridicolo (1,99 € all'uno, qualche anno fa) contenevano ricette da tutto il mondo di facile esecuzione. Ebbene, non solo ho scoperto che questi volumetti non sono più in commercio ma anche che l'intera cucina etnica è fuori moda, in controtendenza rispetto ad anni fa. Ho visitato parecchie librerie di qualità media e bassa, insomma, quelle in cui esiste una intera sezione dedicata ai libri di cucina, ma quelli dedicati ai piatti del mondo sono praticamente scomparsi: ora l'editoria italiana del settore pubblica preferibilmente ricettari di cuochi in TV e di dolcetti decorativi con stampi in silicone allegati.

lajules ha detto...

Annina: Mannaggia! In effetti se devi spendere di piu' e romperti a trovare nuovi ingredienti, non ne vale la pena. Cmq le ricette non sono necessarie. Anzi, secondo me gli esperimenti migliori sono quelli dove proviamo ingredienti nuovi secondo i nostri gusti. ma vedremo...